LA SPIGOLATRICE DI SAPRI

LA SPIGOLATRICE DI SAPRI

“APPREZZAMI L’ASINO”

Il sentiero “Apprezzami l’Asino(in dialetto Appriezzim ’u ciucc’) fino agli inizi del ‘900 rappresentava l’unica via costiera che collegava Sapri a Maratea, una via molto importante per lo scambio di merci che venivano trasportate dagli asini. Il sentiero in alcuni punti è davvero molto stretto e la fantasia popolare racconta che se vi si incontravano due asini provenienti dai sensi opposti, occorreva valutare gli animali e, previo risarcimento al proprietario della metà del valore di quello meno costoso, l’asino veniva sacrificato e precipitato in mare.

Si spera sia solo una leggenda!

LUNGO IL SENTIERO

L’escursione prende inizio dal Porto di Sapri da una scala in pietra denominata “Sentiero degli Innamorati” che parte dalla curva che immette nella zona porto. Il percorso è nella sua prima parte ben pavimentato e pianeggiante. Nei pressi della sorgente Ruotolo, il sentiero diventa più stretto. Da qui si può visitare la Grotta delle Colonne e imboccando una via sterrata si arriva alla base della Torre di Mezzanotte. Essa metteva in comunicazione visiva la torre di Capobianco (posizionata prima dello scoglio dello Scialandro) con la torre dei Crivi.

LA SPIGOLATRICE DI SAPRI

Da qui si può ammirare lo scoglio dello Scialandro dove si trova la scultura dedicata alla Spigolatrice di Sapri, ispirata alla celebre poesia di Luigi Mercantini. Tale poesia fu ispirata alla fallita spedizione di Sapri di Carlo Pisacane (1857) che aveva lo scopo di innescare una rivoluzione antiborbonica nel Regno delle Due Sicilie. Mercantini adotta il punto di vista innocente di una lavoratrice dei campi, addetta alla spigolatura del grano, che si trova per caso ad assistere allo sbarco, incontra Pisacane e se ne invaghisce; la donna parteggia per i trecento e li segue in combattimento (invece di recarsi al lavoro), ma finisce per assistere impotente al loro massacro da parte delle truppe borboniche. Particolarmente conosciuto è il ritornello «Eran trecento, eran giovani e forti, e sono morti».

fonte: Clara Souza e Giovanna Di Luca.

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