I Social Network

I Social Network

Instagram , Whatsapp, Twitter, Facebook: tutti nomi di social che in un modo o nell’altro hanno cambiato la nostra vita ed in un certo senso il modo di rapportarsi e comunicare tra di noi. La nostra vita quotidiana è piena zeppa di interconnessioni tecnologiche, trilli, squilli, vibrazioni, il tutto h24, portandoci a non avere quasi un momento intimo, un momento di riflessione ed isolamento.Sono soprattutto i giovani, i “nativi tecnologici”, ad essere maggiormente investiti da questa ondata tecnologica e social, tanto da portare a forti forme di dipendenza, che hanno fatto nascere un nuovo gruppo di patologie riconosciute dalla neuropsicologia: le cyber-dipendenze. Sempre più giovani si approcciano a questo mondo perdendo il contatto con la realtà, cercando di imitare i propri influencer di riferimento, soffrendo di complessi di inferiorità vedendo un mondo sempre bello, così come postato sui social da queste figure di riferimento che per vendere la loro immagine si mostrano in forma, ritoccate, sorridenti e in posti paradisiaci. Secondo alcuni psicologi tutto ciò ha una forte influenza negativa sulla psiche umana dei soggetti che aprono i social e vengono travolti da tutte queste immagini che vanno a scavare nel loro subconscio una sorta di latente depressione in risposta al messaggio “tutti riescono ad essere felici, perché io no?”. Proprio per questo motivo, molti esperti consigliano di prendere le distanze da un uso eccessivo di tali mezzi, consigliandone un uso intelligente e moderato.Passiamo ora ad analizzare la situazione nel piccolo, ovvero come ognuno di noi si rapporta a questo strumento: semplicemente, detto con sincerità, rinunciando a momenti di felicità personali, volendo mostrare al proprio pubblico quanto siamo felici, rinunciando probabilmente alla nostra stessa privacy in modo inconsapevole e con leggerezza: quante persone pubblicano continuamente storie sulle proprie giornate, sulle proprie serate, videoselfie in discoteca o a cena con amici? Scommetto anche voi che leggete, ma perché lo si fa? La motivazione è da ricollegare all’esigenza di mostrare agli altri la propria felicità ed il proprio benessere, come a volersi sponsorizzare. Ma, come detto prima, dov’è la tanto dibattuta privacy? Sembra che in maniera inconsapevole noi andiamo a regalare ai nostri “sorveglianti”, in maniera gratuita, i nostri dati, le nostre posizioni, i nostri gusti, le nostre idee. Il tutto viene poi utilizzato dalle grandi case per pubblicizzare e proporci ciò che noi stessi gli abbiamo suggerito, il tutto in un circolo vizioso infinito. Ci si omologa nel modo di vestirsi, come un influencer famoso, si parla come quel cantante, ci si muove come quel calciatore, e così via. Una globale uniformazione che segue una moda ben precisa, momentanea e volubile, come la rete. Infine, bisogna fare un discorso sulle potenzialità stesse dei social, capaci di condurre sul patibolo o mettere sotto la luce dei riflettori le persone, in un certo senso cambiando l’esistenza di queste stesse e portandole anche a compiere gesti estremi. Non tutti quelli che hanno accesso a questo mondo sono dotati della necessaria sensibilità, maturità e capacità di rapportarsi col prossimo e possono generare, anche solo per scherzo e nemmeno rendendosi conto di ciò che fanno, un labirinto per queste “vittime del web”, da cui spesso è impossibile uscirne. Stiamo parlando dei cosiddetti “fenomeni da tastiera”: dietro ad un cellulare siamo tutti più forti, nessuno può controbattere e non abbiamo addosso lo sguardo di chi stiamo ferendo in quel momento. Sembra tutto più facile, e di conseguenza sembra tutto meno grave: insulti, tradimenti, parole, commenti. E invece, non è così: c’è sempre chi dall’altro lato ci rimane male, chi non riesce a difendersi dalla marea di utenti che non risparmia parole crudeli nei confronti di chi spesso neanche conosce. E così, spesso, finisce in tragedia. Il mondo informatico rende possibile una quantità di cose fino agli anni Settanta non immaginabili: ha eliminato gli spazi, interconnesso persone e Paesi lontani, permettendo lo sviluppo della globalizzazione e la diffusione del sapere per via informatica in modo gratuito. I social stessi possono permettere la diffusione di notizie, l’archiviazione dei dati e un’infinità di soluzioni positive. Quindi i social sono uno strumento da eliminare? Francamente no. In conclusione, c’è bisogno di un attento uso e sviluppo: l’essere umano, per sua natura, tende ad estremizzare l’uso di strumenti rivoluzionari inizialmente, quasi affascinato dalle infinite nuove potenzialità che le sue stesse capacità possono partorire. Inoltre, un mondo senza i social non è più ipotizzabile: indietro non si torna, quindi avanti tutta, ma con attenzione!

 

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